Buoni propositi

Pochissimi giorni e inizierà un nuovo anno.

Di tutte le feste del periodo invernale, ovvero natale, capodanno ed epifania, quella che adoro in assoluto è il capodanno. Due i motivi principali: è il mese del mio compleanno (e per quanto mi riguarda il mio compleanno è festa nazionale) e si saluta il vecchio anno per dare il benvenuto a quello nuovo e per farlo nel migliore dei modi mi piace festeggiare. Da bambina, apprezzavo il natale più di adesso, ma neanche così tanto di più, non ho mai vissuto la classica “magia del natale”, non ho mai neanche avuto necessità di credere a Babbo Natale o a Gesù bambino che porta i regali, solo mi piaceva l’idea di famiglia e calore che portava. Crescendo, cambiando e slegandomi da principi religiosi che non mi appartenevano ho imparato ad apprezzare di gran lunga la notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio, una notte di opportunità.

Recentemente ho riscoperto l’incenso, lo accendo spesso e trovo che il suo profumo sia inebriante (tendo a scegliere fragranze molto “indiane”) e cullata dalla sua finissima scia di fumo pensavo ai soliti buoni propositi, quelli che rimangono puntualmente propositi appunto, spero però di realizzarne qualcuno..o almeno ce la metterò tutta per farlo:

Vorrei finire il mio percorso universitario entro l’estate, una volta per tutte.

Vorrei superare le mie paure e le mie insicurezze, che molte volte mi sono di ostacolo al raggiungimento dei miei obiettivi. Anzi, vorrei che si trasformassero in punti di forza. Sono molto sensibile e la sensibilità nella vita trovo sia indispensabile, specialmente nel mondo degli adulti, dove spesso viene dimenticata.

Vorrei imparare ad usare una volta per tutte la tavoletta grafica e unire così il mio infinito amore per il disegno alla tecnologia. E vorrei ritagliarmi uno spazio per disegnare un po’ più spesso.

Vorrei non dire più “scegli tu, per me va bene uguale”, ho imparato quanto siano importanti per me le mie idee e le mie opinioni e che in fondo anche io merito di essere ascoltata.

Vorrei riuscire ad adottare un coniglietto, pochi ancora sanno quanta gioia possano portare questi piccoli esserini.

Vorrei imparare ad essere più ordinata, dovrei anche sbarazzarmi delle cose che prendono solo polvere. E vorrei anche essere più organizzata, la passione per il “fai da te” non aiuta e ho sempre nastri, pennelli, colori e colla sparsi in giro per la mia stanza.

Vorrei continuare ad amare me stessa come ho iniziato a fare in questo ultimo periodo. Non pensavo potesse essere così difficile, non è scontato farlo.

Negli ultimi due anni nella mia vita sono cambiate un sacco di cose e sono cambiata io, o forse sono “ritornata” quella che ho sempre pensato di essere, spero che il 2018 mi aiuti a riemergere del tutto.

Questi sono i buoni propositi che mi sono usciti direttamente dal cuore, senza pensarci troppo. Credo proprio di non essere l’unica ad averlo fatto, ognuno di noi ne conserva sempre un mucchietto!

Continuo a procedere con i preparativi per festeggiare l’anno che se ne va e l’anno che sta arrivando, a partire dalle lenticchie con la ricetta della nonna.

 

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Biotestamento: il diritto di scegliere

Oggi è un giorno bellissimo per l’Italia, un giorno che profuma di libertà. Con 180 SI, 71 NO e 6 astenuti è passata la legge sul BIOTESTAMENTO. La legge prevede che un uomo/donna maggiorenne, in pieno possesso delle proprie facoltà, affronti un iter burocratico per poter firmare il consenso ad astenersi all’accanimento terapeutico qualora ce ne fosse bisogno.

Avrei potuto mettere questo post nella sezione curiosità”, ma ho scelto di metterlo nella sezione “introspezione” perché è un argomento che riguarda la vita di tutti noi e su cui è necessario riflettere.

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“La morte poteva anche non essere una cosa tanto terribile. Bastava impedirle di distruggere, in poco tempo, tutta una vita”.

Piergiorgio Welby – “Lasciatemi morire”

Avevo 14 anni quando, per la prima volta, nel 2006, sentii parlare di Piergiorgio Welby e della sua vita che a causa dell’aggravarsi di una malattia, non era più tale poiché lo costringeva a letto immobile e senza capacità alcuna se non quella di muovere gli occhi. Mi informai parecchio sulla sua storia e iniziai a farmi un’idea personale sull’argomento, idea che ho sempre sostenuto negli anni e che si è legata visceralmente a quelle che sono le mie posizioni sui diritti umani. A 14 anni frequentavo un gruppo religioso, avevo ancora bisogno di capire se ero in grado di avere fede oppure no e le mie amicizie erano quasi tutte di quel giro, per via delle scuole che avevo frequentato, quindi accettai l’invito di L. che allora era la mia migliore amica e mi unii a loro. Eravamo un gruppo di coetanei guidati da due o tre adulti, quel giorno si discuteva proprio di Welby e della sua decisione di morire. Io, e un paio di altri ragazzi eravamo d’accordo sul fatto che se era quello che l’uomo veramente voleva, considerando la sua situazione, era giusto assecondarlo in quello che era un suo diritto, mentre tutti gli altri, adulti compresi erano contrari, perché “la vita te l’ha donata Dio e solo a lui spetta il diritto di decidere su questa”.

Da lì mi chiesi più volte se veramente, io che decidevo ogni mattina di alzarmi, io essere senziente che ero in grado di prendere decisioni in piena autonomia, avessi voluto in un caso del genere, affidare quello che era un mio diritto a qualcuno che fino a prova contraria non stava vivendo al posto mio, a qualcuno che non ero IO. No. Avrei voluto decidere io, fede o non fede.

Eluana-Englaro

“Eluana aveva delle idee chiare e solide sulla vita, che ben conoscevamo, e quando poco prima dell’incidente ci ha scritto la lettera di Natale, parlava della nostra famiglia come di un nucleo basato sul rispetto e sull’aiuto reciproco”.

Beppino Englaro in un’intervista di Repubblica.it 

Nel 2009 fu la volta di Eluana Englaro, una giovane ragazza che non aveva ancora compiuto 21 anni, vittima di un incidente stradale che la ridusse prima in coma e poi in stato vegetativo con danni cerebrali irreversibili. Anche questa non era più vita, ma a differenza di Welby, che se non erro venne prima sedato, Eluana morì tre giorni dopo la sospensione delle cure, ma anche la sospensione di alimentazione e idratazione. Ecco, in questo caso rimasi un po’ contrariata, non per la decisione di lasciarla andare, ma il modo in cui venne fatto, quasi come se non si volesse considerare il fatto che Eluana, dopo tutto fosse ancora un essere umano e pertanto meritasse di morire con dignità. Non voglio andare contro i genitori, che avranno sofferto un dolore indicibile e ogni volta che ci penso mi chiedo se io al loro posto avessi avuto la forza di lasciare andare via una figlia, che per un genitore è LA ragione per vivere, ma mi sono chiesta come un medico non abbia considerato il fatto che quella povera ragazza non meritasse di morire di inedia.

djfabo

“Io quantifico la vita in qualità e non in quantità e da quel giorno io vivo di quantità e non di qualità. 2 anni e 9 mesi che non vedo, non parlo e non mi muovo”.

DjFabo per l’intervista a Le Iene

Nel 2017 è stato DjFabo a impugnare ancora una volta il diritto di decidere sulla propria vita, anche lui vittima di un incidente stradale nel 2014, divenne tetraplegico e cieco, lui stesso definì quel giorno maledetto come l’inizio di “una notte senza fine”. Fabiano era circondato da persone pazze di lui, persone che lo avevano conosciuto prima di quel tragico evento e che non lo avevano abbandonato dopo. Persone che avrebbero sicuramente voluto tenerlo qui, tra loro, ma che avevano il cuore spezzato a vederlo soffrire perché quel ragazzo “un po’ ribelle” non si sentiva più libero e soprattutto soffriva fisicamente in ogni momento del giorno. Fabo accompagnato da Marco Cappato (da sempre sostenitore di questa causa) e da alcuni amici e famigliari decise di MORIRE IN SVIZZERA, perché il SUO STATO, l’Italia, non perdeva tempo ad ascoltarlo. Ma quel tempo per lui era prezioso. Fabiano morì mordendo un pulsante che permise a un farmaco letale di portarlo via. Si trattò di suicidio assistito e per questo Cappato si auto-denunciò e pochi giorni fa dovette affrontare un processo.

Il tempo che per DjFabo era prezioso, il tempo che DjFabo non ha perso per portare fino in fondo la SUA scelta, il processo che Cappato e i famigliari di Fabiano hanno dovuto affrontare, ci ha permesso di essere qui oggi. Ma non solo, anche le parole di Welby e le lotte dei genitori di Eluana ci hanno permesso di arrivare ad un diritto fondamentale per la vita di un uomo, il diritto di SCEGLIERE di morire con dignità e serenità. Certo, la legge prevede che questa decisione venga presa in totale consapevolezza in previsione di un eventuale avvenimento che porti all’accanimento terapeutico ed è già tantissimo, è umano.

Oggi io mi sono commossa, oggi mi sono sentita un po’ più padrona della mia vita, oggi mi sono sentita un po’ più viva.

Fonti:

Legge sul biotestamento: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-14/biotestamento-via-dichiarazioni-voto-ok-definitivo-103209.shtml?uuid=AE05NESD

Alcuni estratti del libro “Lasciatemi morire” di Piergiorgio Welby: http://www.radioradicale.it/piergiorgio-welby-lasciatemi-morire

Intervista di Beppino Englaro per Repubblica.It: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/04/20/news/beppino_englaro_finalmente_le_future_eluana_non_resteranno_intrappolate_-163450958/

Video intervista de Le Iene a DjFabo: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/golia-la-battaglia-di-dj-fabio-continua_787095.html

Immagini prese dal web: ho cercato delle foto che li ritraessero prima della loro morte, perché è giusto ricordarli pieni di vita. La vita che tutti e tre amavano tanto.

 

 

TOP FIVE: i film d’animazione che preferisco (NON Disney)

Ho deciso di inaugurare questa mia prima classifica con i film d’animazione non-Disney (per i quali farò un’altra Top Five). Chi mi conosce sa quanto adori tutto di questo mondo, dalla grafica, la caratterizzazione di ogni singolo personaggio, alla story line in ogni minimo dettaglio. Trovo che l’animazione sia quel punto d’incontro tra il mondo degli adulti e il mondo dei bambini, un momento perfetto. Ovviamente è una classifica del tutto personale che sicuramente cambierà con il tempo, ma per ora i miei 5 film d’animazione non-Disney preferiti, sono questi:

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“L’uomo si sta comportando come un serpente che mangia la propria coda per poter sopravvivere”.

5) ANIMALS UNITED: film tedesco del 2010 distribuito in Italia da Moviemax, tratto dal libro “La conferenza degli animali” di Kästner. Non è un prodotto originale, gli animali “parlanti” e il tema del viaggio rimandano in un certo senso all’Era Glaciale e anche a Madagascar. Mi è rimasto impresso perché tratta di un argomento a me molto caro, la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente e lo fa attraverso gli occhi degli animali, anche in questo caso “parlanti”, che guardano la Terra subire pericolose metamorfosi attraverso l’intervento sconsiderato ed egoista dell’uomo che è l’antagonista principale. È un film adatto ai bambini ma anche ai più grandi, per via dell’enorme messaggio che porta. Personalmente mi ha ricordato (con tutto il rispetto dovuto) anche il disastro del nostro Vajont, se ci si pensa anche quella diga fu voluta dall’uomo guidato dall’esclusivo interesse economico e totalmente disinteressato all’ambiente circostante e alle terribili conseguenze a cui si va incontro non rispettandolo.

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“E l’unica verità che conosciamo, si è dimostrata vera ancora una volta, che l’amore, il vero amore […] non muore mai”.

4) THE BOOK OF LIFE: film del 2014 distribuito in Italia dalla 20th Century Fox, è un prodotto americano che racconta uno tra i festeggiamenti messicani più belli, el Dìa de los Muertos e lo fa attraverso una storia d’amore. La trama ruota intorno ad una scommessa tra La Muerte, sovrana della Terra dei Ricordati, bellissima ed elegante, truccata con il tipico teschio di zucchero e Xibalba, sovrano della Terra dei Dimenticati, dall’aspetto vecchio e sinistro. Di questo film amo il modo in cui racconta e raffigura il tema della morte e dell’addio a qualcuno di caro, facendoci provare sentimenti di dolce malinconia anziché tristezza. Su questo stesso filone è in uscita Coco, targato Disney, che non vedo l’ora di poter vedere per fare un confronto.

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“Non devi mai pensare a tutta la strada intera, devi pensare solo a un passo. […] Così ti accorgi di aver fatto tutta la strada, un passo alla volta. Non sai come ce l’hai fatta, e non ti manca neanche il respiro!”

3) MOMO: film italiano del 2001, tratto dall’omonimo romanzo del tedesco Michael Ende. La regia e la sceneggiatura sono di Enzo D’Alò, che precedentemente diresse il meraviglioso “La gabbianella e il gatto”. Momo, è sul podio delle mie preferenze di animazioni non-Disney perché nonostante sia un film di 16 anni fa rispecchia quella che è la società ancora oggi ed è ciò che io stessa mi auguro sempre di non diventare. Il tema centrale di questo racconto è il tempo e gli antagonisti sono i Signori Grigi che convincono le persone a conservarlo nella loro “Banca del Tempo”, costringendoli a una vita priva di ore da trascorrere per puro piacere. I Signori Grigi in realtà rubano il tempo agli esseri umani e lo trasformano in sigari, che rappresentano ciò che permette loro di sopravvivere. Momo, l’orfanella protagonista, con la sua purezza e la sua bontà d’animo cercherà di liberare i propri amici e il mondo intero, da questo giogo che li costringe ad una realtà priva di momenti di semplice e genuina spensieratezza..grigia, appunto.

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-“Sei solo la copia di Mr. Bobinsky” -“Non sono più neanche questo”.

2) CORALINE E LA PORTA MAGICA: è un film, del 2009 tratto dal romanzo scritto da Neil Gaiman. Ci ho messo un po’ ad apprezzarlo, ma riguardandolo con altri occhi a distanza di tempo non ho potuto fare altro che rivalutarlo. In realtà il messaggio che vuole mandare è più che esplicito, l’oggetto principale sono i nostri desideri e alla fine la domanda che arriviamo a porci è se veramente vogliamo tutto ciò che siamo convinti di desiderare e anche che prezzo siamo disposti a pagare pur di raggiungerlo. Coraline è curiosa e testarda, un’adolescente come tante che “per capire qualcosa ci deve sbattere il muso” anche con qualche aiuto. A differenza dei film che lo precedono in questo elenco, non sembra affatto nascere come prodotto destinato ai più piccoli, anzi il romanzo da cui è tratto è considerato horror per ragazzi, sicuramente è ha una storia che va capita, ma a me ha colpito (anche se non subito) per la tecnica d’animazione utilizzata, la stop motion, che richiede un lavoro di precisione come pochi e che sicuramente contribuisce a donare un aspetto macabro all’opera.

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“Fallo per noi gatti, non abbiamo mai volato. Sii tu il primo gatto volante”.

1) LA GABBIANELLA E IL GATTO: è un film d’animazione italiano del 1998, tratto dal romanzo omonimo del cileno Luis Sepúlveda. Anche questo, come Momo, è diretto da Enzo D’Alò. Queste tavole che in certe scene sembrano dipinti, raccontano la storia di una gabbianella rimasta orfana che viene adottata dal gatto Zorba. Gli antagonisti principali sono di fatto i ratti che vivono nelle fogne della città, ma Fortunata (questo è il nome che i gatti scelgono per la gabbianella protagonista) ha un unico grande dilemma da risolvere, cioè capire chi sia lei in realtà, nata gabbiano e cresciuta tra i gatti. La scena finale è una delle più commuoventi e liberatorie che io ricordi, “liberatoria” perché guardandola dona veramente un senso di libertà come quando si esce da un tunnel fatto da mille domande senza risposta. Lo considero uno dei film d’animazione più belli che io abbia mai visto, da bambina divoravo il VHS, nonostante sapessi la storia a memoria e da grande piango a fiumi ogni volta per le canzoni, la storia stessa mi da quei brividi che si provano solo quando qualcosa ti tocca nel profondo.

 

Persone e personaggi: musica e satanismo

Dopo tutto il polverone sollevato da fantomatici esorcisti e religiosi sulla presenza di Marilyn Manson nel programma condotto da Paolo Bonolis, “Music”, ho subito sentito il bisogno di dire la mia. Ma appena mi sono seduta davanti alla tastiera e ho iniziato a scrivere mi sono accorta che il mio post stava prendendo una piega più soggettiva che oggettiva, così mi sono riguardata la breve intervista e ho capito che Brian/Marilyn avrebbe potuto benissimo difendersi da solo dalle accuse di satanismo, totalmente infondate aggiungo:

B: “Il tuo look è una maschera che ti nasconde o è uno specchio di verità?”

MM: “Quando ero Brian U. Warner, non mi piacevo, adesso non sono qualcuno che non sono. Ho deciso di essere qualcuno di diverso da quello che ero prima, diventando Marilyn Manson”

B: “Tu sei l’uragano, eppure oggi la gente ti avvicina per fare una foto e se ne va, che cos’è? Una sconfitta?”

MM: “Mi fa sempre molto piacere incontrare delle persone […] Io sono una persona e un personaggio, c’è una differenza quando sono sul palco e quando sono fuori dal palco”.

Poi Bonolis parla del nuovo album del Reverendo del rock e inevitabilmente il pensiero di quest’ultimo va al padre, scomparso proprio mentre stava finendo di registrare. In origine, il titolo sarebbe dovuto essere “Say10”, Satana, poi è stato cambiato in “Heaven upside down”, in seguito a una riflessione fatta dallo stesso Marilyn Manson:

MM: “Heaven upside down è importante perché tu guardi il cielo, guardi le costellazioni, ma puoi guardare anche il buio che le circonda non solo la luce. Puoi guardare lo spazio negativo. Dipende quindi dalla prospettiva, il positivo..il negativo”.

Se posso aggiungere qualcosa di strettamente personale, quella del cantante è una riflessione che ho fatto anche io, anni fa, quando ad un certo punto della mia vita mi sono trovata ad un bivio e ho dovuto capire se io credessi o no. Mi sono chiesta se effettivamente Lucifero fosse poi così cattivo, se il suo non fosse stato un atto di ribellione verso chi era “al di sopra”. La risposta che mi sono data (e probabilmente mi darete dell’ignava) è che non mi interessa né l’una né l’altra parte, poiché non credo, Brian Warner invece, ormai totalmente assorbito dal suo alter ego Marilyn Manson, ha deciso di approfondire a modo suo la ricerca. Sono convinta che sia una riflessione che facciamo tutti prima o poi, solo che lui ha deciso di giocare con la trasgressione, per rendere il suo messaggio più incisivo.

Bonolis poi, nota “il sigillo di Lucifero” tatuato sulla mano sinistra del cantante e gli chiede che cosa rappresenti:

MM: “Naturalmente il primo angelo caduto all’inferno, forse tutti potremmo essere l’angelo ribelle caduto e salvare il mondo adesso..e forse se c’è uno che può farlo sono io”.

In questa ultima frase ho letto tutta la sua voglia di lanciare un messaggio di ribellione molto importante, quello di slegarsi da tutti i dogmi che ci sono stati imposti e iniziare a ragionare a livello più pragmatico.

Ho già parlato di Marilyn Manson ed ho già espresso ciò che penso di lui qui, ma le assurde accuse di satanismo e affini nei suoi confronti mi hanno letteralmente fatta uscire fuori dai binari. Trovo ASSURDA E SENZA SENSO l’ondata di indignazione scatenata da un esorcista nei confronti di un uomo con un lavoro fino a prova contraria onesto, addirittura, da alcuni “fedeli” è stato paragonato ad Isis o a Riina e basta questo per capire quanto sia ignobile e ridicola la cosa.

Ieri sera ho visto Brian Warner e Marilyn Manson sdoppiarsi per poi ricongiungersi mentre quasi, anzi senza quasi, si giustificava per il suo modo d’essere e il conduttore stesso rideva inseme al Reverendo, dei luoghi comuni a lui rivolti, per esempio una denuncia ricevuta in territorio italiano per “aver estratto e tirato al pubblico i propri genitali”. Ora, la sua musica può non piacere e i gusti personali sono sacrosanti, ma non si può dire che non sia un uomo di grande intelligenza e passione e soprattutto non si può arrivare ad etichettare un uomo innocente con nomi che non merita affatto.

Voglio concludere questo mio post pregando chi ancora non è informato a riguardo, di fare qualche ricerca sul vero Satanismo, facendo bene attenzione a fare anche in questo caso le dovute distinzioni tra filosofia e setta. Non è una novità il fatto che alcuni gruppi del genere black metal siano parte integrante di alcune organizzazioni che inneggiano al diavolo come essere oscuro, pari alla figura del più spietato dei dittatori, un nome tra i tanti è quello dei Gorgoroth, norvegesi, per esempio, ma per questi gruppi che ne fanno parte non è detto che tutto il genere metal sia il male in terra.

Bonolis ha finito l’intervista citando lo stesso Marilyn Manson, dicendo che “chi sopra chi sotto vogliono sempre salvare il mondo, ma chi sta nel mezzo non fa mai un cacchio”. Allora, noi che stiamo nel mezzo proviamoci a fare qualcosa, partendo dall’eliminazione del pregiudizio magari, una delle tante cose che ho imparato e che tengo sempre a sottolineare, specialmente da quando ho intrapreso gli studi di Linguaggi dei media è quella di NON FERMARSI MAI ALL’APPARENZA.

Reality Show: tra realtà e spettacolo

In questi giorni sta facendo discutere la nuova edizione del Grande Fratello VIP e io, appassionata di media e di tutto ciò che ne concerne, non posso fare a meno di esprimere la mia opinione.

Il primo Grande Fratello andò in onda ben 17 anni fa, io avevo solo 8 anni ma sporadicamente mi capitava di seguire il programma. Ne rimasi attratta subito e più avanti pensai che fosse un buon esperimento psicologico. Poi subentrarono, il bisogno di ascolti, di trash e i così detti “morti di fama” la fecero da padrone. Ma i personaggi della prima edizione sono ricordati per essersi messi in gioco in modo del tutto genuino e ha contribuito a ciò anche il fatto che allora non pensassero allo slancio mediatico che avrebbero preso le loro storie personali. Ma il Reality Show, con gli anni, è passato ad essere molto meno “reality” e molto più “show”.

Da quando è nata, la TV ha tre scopi principali: informare, intrattenere ed educare. Se prima questi tre scopi si fondevano tra loro (si veda come primo esempio tra tanti, per fortuna, il Carosello), oggi sembra che lo scopo primario sia intrattenere; qualsiasi cosa va bene pur di fare audience. Il pubblico ha infatti preso sempre più importanza, specialmente con la nascita di una seconda Rete pubblica, Mediset, a differenza di Rai che inizialmente deteneva il monopolio della televisione ma anche della radio e tutt’ora fa pagare a qualsiasi cittadino possegga una tv (o un mezzo tecnologico compatibile) il canone. La Rete pubblica ha un bisogno vitale dello spettatore, poiché va avanti con gli sponsor pubblicitari che sfruttano i canali a loro volta per avere visibilità e per questo pagano una quota e hanno bisogno a loro volta di audience per aumentare il proprio bacino di consumatori (solo in un secondo momento ha lanciato la pay tv).

Si sa, le persone sono estremamente ficcanaso. Curiosare nel buco della serratura della porta del vicino è un’esperienza allettante ed è questo che offrono molti programmi di intrattenimento oggi, alimentano in modo quasi morboso la curiosità, fagocitano lo spettatore con tv del dolore, dello scandalo e della vergogna e lo spettatore, in modo quasi masochista, lascia fare. È stato così per anni, purtroppo.

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Poi, dopo l’era di Internet è arrivata l’era dei social networks: tutto è diventato reperibile in qualsiasi momento, tutto è diventato riproducibile in un numero infinito di volte. È sicuramente un’arma a doppio taglio tanto per l’utente medio quanto per i personaggi più di spicco, di qualsiasi categoria essi facciano parte. Lo spettatore ha iniziato così a diventare più consapevole e sebbene provi ancora dell’indiscusso piacere nel lasciarsi coinvolgere dalla tv trash, non si lascia fregare facilmente, o meglio, si lascia fregare dalle storie raccontate ponendole molto più vicine al mondo reale di quanto, in realtà appunto, siano ma basta un solo passo falso per scatenare l’indignazione generale.

Per questo, a mio parere bisogna almeno nel caso di cui sto parlando in questo post, ovvero dei Reality Show, tornare alle origini e riconsiderare l’idea dell’ “esperimento psicologico”, un’esperienza somministrata ad un individuo per acquisirne informazioni a livello psicologico e anche psicosociale. Potrebbe addirittura essere interessante.

Lo so, è una mia Utopia personale. Ormai il meccanismo è talmente conosciuto e automatico che sarà difficile abbandonare l’idea dello show fatto apposta per “spegnere il cervello”.

Sono sempre andata contro corrente e ci vado anche questa volta: io il Grande Fratello lo guardo e lo ammetto anche senza vergogna, ma mi piace guardarlo con un occhio attento ai dettagli e attento alle singole personalità dei concorrenti. Perché ci si può far fregare quasi in tutto, ma ognuno di noi rimane comunque una mente da scoprire.

I’ll be there for you ‘cause you’ll there for me too

Sono un’amante delle serie tv, come tutti. L’ultima che mi ha preso tantissimo è Revenge, almeno fino all’inizio della terza stagione, perché poi è diventato un minestrone allungato che non si capiva più (comunque Emily VanCamp la adoro a prescindere). Ma generalmente amo tutte quelle ambientate o girate negli anni ’90 o nei primi 2000. Will&Grace (e chi se la dimentica l’improbabile ma esplosiva accoppiata Jack&Karen?), Dharma&Greg, How I met your mother (anche in questo caso il finale è stato un po’ deludente a mio parere, come in Revenge, ma nel complesso lo storyline è veramente riuscito bene) e..l’insostituibile F.R.I.E.N.D.S. Tutte, più o meno, sono accomunate dal tema dell’amicizia, quella profonda, ma Friends, nonostante abbia qualche anno in più rimane sempre quello più innovativo e attuale.

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Difficile dire chi tra Rachel, Phoebe, Monica, Ross, Chandler e Joey sia il mio preferito. Tutti hanno qualcosa che li rende personaggi unici e molto vicini alla realtà.

Però un segreto ve lo devo confessare, io ho sperato fino all’ultimo che Joey e Rachel continuassero la loro improvvisa storia d’amore. Li vedevo così bene! Sono l’unica? A questo proposito ho trovato una fanfiction molto breve ma carina su questi due personaggi, mi sono anche un po’ commossa leggendola.

Joey nelle prime stagioni, nonostante la simpatia era il prototipo del ragazzo di cui io non mi sarei mai fidata, un ottimo amico certo, insostituibile all’interno del gruppo, ma come ragazzo da frequentare? Circondato da ragazze che cambiava ad ogni puntata, un abile corteggiatore. Poi il colpo di fulmine con una dei suoi migliori amici, Rachel, che diciamolo è molto facile innamorarsi di lei (o della Aniston..santo cielo quanto amo quella donna!). Lui innamorato perso e forse anche lei, ma l’amicizia che li legava era più importante. Anche l’amicizia e l’affetto che li legava entrambi a Ross lo era, evidentemente.

Di tutte le serie tv che ho guardato fino ad ora questa è l’unica di cui non cambierei nulla, è bellissima e se ancora dopo anni risulta essere intramontabile un motivo ci sarà. Ancora oggi non cambierei neanche il finale per favorire “la mia ship del cuore”, ma sì, quei due per un po’ mi hanno fatto veramente sognare.

Recentemente ho letto un paio di ipotetici finali alternativi, uno con protagonista Phoebe e l’altro con protagonista Rachel, tristissimi e meno male che all’epoca non siano venuti in mente agli autori:

Friends: finale alternativo (Phoebe)

Friends: finale alternativo (Rachel)

Ho anche letto una fanfiction che al contrario dei finali alternativi di cui sopra mi ha scaldato il cuore, con protagonisti proprio Joey e Rachel:

Fanfiction: Joey e Rachel

Quanto sarebbe stato bello se fosse successo realmente? Se l’appuntamento iniziato per gioco tra i due e la famosa scena del bacio dopo aver ricevuto la “benedizione” di Ross fosse andata oltre?

Ma ripeto, forse la conclusione migliore per questa serie è proprio quella originale, quella in cui i protagonisti lasciano le proprie chiavi della casa Geller-Bing sulla cucina e se ne vanno, rimanendo comunque stretti in un abbraccio:

Friends: ultima puntata ultima serie

 

Appropriazione culturale: offesa o ricchezza aggiunta?

Stamattina mi sono imbattuta in un articolo di TvSerial che vede Nina Dobrev (la Helena/Katherin di The Vampire Diaries per intenderci) criticata sui social dai suoi fan per aver indossato una maschera stile Sugar Skull, secondo questi era mancanza di rispetto e appropriazione culturale. È da un po’ di tempo che sento girare questo termine, ma non riesco a capire cosa ci sia di male sinceramente, sarà che sono sempre stata per la condivisione delle culture, sempre nel rispetto di queste.

In 206 Stati nel mondo si celebrano culture più o meno diverse tra loro, tra queste sono molte le culture che coinvolgono la religione. Halloween appunto, è tra le feste più diffuse con tradizioni diverse in diversi Paesi e ogni Paese ha le proprie tradizioni. Anche qui in Italia, sebbene ad alcuni (considerando i commenti che ho letto in questi giorni) costi ammetterlo, la celebriamo in un certo senso. In Sardegna, per esempio, Halloween è conosciuta come “Is animeddas” o “Su mortu mortu”, e anche qui si festeggia con zucche intagliate e dolcetti, in Piemonte invece si aggiunge un posto a tavola per gli spiriti (più esoterico di così!). A proposito di dolci poi, dal Nord al Sud Italia ne siamo pieni per questa ricorrenza, tra ossa dei morti, pane dei morti e via dicendo. Certo, la differenza sta nel fatto che se in origine i celti usavano celebrare la fine dell’estate e di conseguenza il prolungarsi delle ore “del buio” esorcizzando in qualche modo gli spiriti malvagi o vendicativi, qui si pensa ai propri defunti..che voglio dire, con tutto il rispetto, sempre morti sono. Pare poi, che sia stato lo stesso papa Gregorio IV ad istituire la festa di Ognissanti, per continuare in qualche modo la tradizione distaccandosi però dai riti pagani.

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Grazie anche all’antica leggenda di “Jack-o’-Lantern”, sappiamo anche che questa festività più che evocare le “tenebre” le esorcizzi e serva soprattutto da monito: in Irlanda, Jack era un ubriacone che una sera al pub incontrò il diavolo, poiché aveva bevuto parecchio la sua anima era praticamente in mano al demonio, ma Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta, promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Egli mise il diavolo nel suo borsello accanto ad una croce d’argento, facendo si che il demonio non potesse ritrasformarsi e per liberarlo gli fece promettere che non si sarebbe preso la sua anima, per dieci anni. Così dieci anni più tardi, il diavolo si ripresentò e questa volta Jack, gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Jack incise una croce sul tronco impedendo così al diavolo di scendere. I due raggiunsero un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita Jack, sicuro di non finire all’inferno, commise molti peccati e alla sua morte fu rifiutato dal Paradiso. Presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che memore del patto fatto molti anni prima lo lasciò errare come un’anima tormentata. Spaventato dal freddo e dal buio Jack gli chiese se potesse donargli qualcosa per farsi luce e il diavolo gli diede un tizzone ardente che egli mise all’interno di una rapa intagliata. Cominciò, così, da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi.

Tornando alle polemiche in cui è incappata la Dobrev, in Messico Halloween è chiamato “Dìa de los Muertos” ed è, a mio parere, qualcosa di molto poetico poiché i morti sono ricordati con festeggiamenti veri e propri e come da tradizione anche con meravigliosi teschi colorati. Tra simbologie e colori accesi, la tradizione vuole che gli spiriti dei defunti tornino tra noi per assaggiare ciò che di buono si ha preparato per loro. E poi si continua, tra altari che raccontano storie e filastrocche che parlano della morte in modo allegro e scherzoso. Credo sia più un modo per non far sentire il nostro defunto solo, per non dimenticarlo.

Ma perché si parla di appropriazione culturale”?

Il rischio, è vero, potrebbe essere quello di perdere le radici e il significato della cultura stessa, ma potrebbe anche non accadere se la stessa rimane viva e sentita nel Paese in cui la si celebra. L’appropriazione della cultura potrebbe anche avere un risvolto positivo, a mio parere, se vista come vicinanza dell’uomo ad altri uomini, un individuo che insieme ad altri individui dona ricchezza al “globale”.

Nel 2017, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, alle nuove tecnologie e al (presunto) progresso in generale possiamo considerarci CITTADINI DEL MONDO. Abbiamo la possibilità di conoscere e far conoscere il bello di ogni cultura, perché considerarlo un’offesa?

 

Fonti: TVSerial: NINA DOBREV costume di Halloween criticato: ecco perchè

Ho trovato anche un blog molto interessante che spiega in breve el Dìa del los Muertos”, ecco qui il link: Mi prendo e mi porto via di Elisa&Luca: Dìa de los Muertos